Articoli
Social Media Marketing: casi reali
- Pubblicato il: 07 April 2009
- Da: Alfonso Pace
- Commenti: 2
Per chi come me è appassionato di marketing e social media sembra di vivere in tempi schizofrenici, per usare un eufemismo.
Infatti, leggendo i blog che se ne occupano si percepisce nettamente, negli autori e nella maggior parte di coloro che li frequentano e che lasciano commenti, la consapevolezza dell’immenso potenziale che gli strumenti sociali rappresentano per le aziende che vogliono entrare in contatto diretto con i loro clienti e costruire con essi delle relazioni oneste e trasparenti.
D’altra parte, è altrettanto evidente nell’incontrare molti manager e dai loro sguardi quando si nomina qualcosa come Twitter o Facebook che nella migliore delle ipotesi questi strumenti sono considerati poco più che dei giocattoli usati da mentecatti nullafacenti mentre nella peggiore delle ipotesi ...non sanno proprio di cosa si stia parlando.
Poi c’è la minoranza illuminata che ha già capito (qualcosa se non tutto) e ti ascolta.
Dato però che i primi sono una grande maggioranza mi sono convinto che sia necessario cominciare a collezionare alcuni casi reali, belle storie, nei quali l’utilizzo corretto dei social media ha fatto la differenza. Ne vorrei presentare 3 che provengono da realtà molto differenti (e per fortuna anche dall’Italia).
La prima bella storia la dobbiamo a Mack Collier che in un post del suo blog racconta di aver avuto una esperienza molto negativa con la US Airways tra ritardi e voli cancellati, ...perché in USA sono molto meno filosofi di noi quando si tratta di disservizi e scarsa attenzione al cliente. Trovandosi, quindi, in aeroporto con un sacco di tempo a disposizione e un iphone in mano ha cominciato a commentare la situazione su Twitter, lamentando la totale assenza della compagnia nel fornire informazioni e supporto ai clienti ai quali stava creando tanti disagi. Raccogliendo gli sfoghi anche di altri che erano nelle sue stesse condizioni.
Nella conversazione si è intromessa una ragazza di nome Jody Gnant (nota su Twitter come @usairwaysgirl e in generale in rete per aver realizzato il sogno di inziare una carriera da cantante grazie a uno scambio con Kyle MacDonald, quello di Oneredpaperclip, altra storia spettacolare) che ha cercato di aiutarlo. La cosa interessante è che Jody, come si legge dal suo profilo Twitter, è stata dipendente di US Airways ma non lavora più per loro. Nell’intervista che è scaturita da questa esperienza, emergono cose ancora più interessanti: Jody, che come dicevo prima adesso fa la cantante, adora US Airways (ne ha un bellissimo ricordo), conosce benissimo le sue politiche commerciali, ha creato questo account Twitter per aiutare clienti della compagnia aerea che si trovano in difficoltà come è accaduto a Mack, ma soprattutto lo fa gratis, la compagnia aerea sembra non sapere nulla di tutto ciò e in ogni caso non l’ha mai contattata.
Il post di Mack si intitola “I am (almost) sure I will never fly US Airways again” e quell’almost fra parentesi, ovviamente, è dovuto all’intervento di Jody.
La seconda storia, anche questa molto interessante e promettente, viene dal bellissimo blog di Gianluca Diegoli che in un recente post racconta di Angela una entusiasta di Sony Ericsson e dei suoi prodotti. Angela ha aperto un blog di successo nel quale parla di questa sua passione e, soprattutto, avendo rilevato una carenza di informazioni per utenti che non fossero “smanettoni”, cerca di spiegare in termini umani come trarre il massimo dai prodotti SE, senza peli sulla lingua, anche criticando quando c’è da criticare. A un certo punto Angela, giocando con uno dei modelli di punta SE (l’Experia X1) si inventa, con l’aiuto di un amico sistemista, un software per personalizzare l’oggetto e lo mette a disposizione di tutti. Ha informato l’azienda, ha coinvolto altri amici appassionati e bloggers nel beta testing e alla fine ha convinto Sony Ericsson a supportare ufficialmente un contest realizzato intorno a questo software. Anche qui senza compenso (ha chiesto che in cambio fosee SE a occuparsi della parte burocratico/amministrativa). E da questo stanno nascendo, piano piano, con molta prudenza e cautela, altre possibili iniziative in collaborazione con l’azienda.
E questo ci porta alla terza storia, che poi è la più vecchia, quella di una community di utenti fanatici del Treo (altro cellulare ma che ci volete fare, questa roba è veramente addictive) che abbiamo citato anche in un precedente articolo qui su OC. In questo caso, però, la Palm ha fiutato al volo l’affare e ha offerto il suo pieno supporto alla community, aiutandola a crescere e riuscendo a realizzare un fatturato aggiuntivo (ai tempi si parlava di 2 milioni di dollari, centesimo più centesimo meno) proprio tramite le vendite originate da Treonauts. E da Treonauts sono nati altri websites dedicati ai fanatici di altri smartphones come Centronauts (dedicata ai fan del Palm Centro), iphoniacs (dedicata indovinate a chi?), Qnauts (per i fan del Motorola Q), BBnauts (per i maniaci del BlackBerry) e Androidians (per gli appassionati del G1 e dei prossimi smartphone Android). Potete giurare sul fatto che la prossima community nascerà intorno al nuovissimo gioiello di Palm, il Pre, uno dei prodotti più attesi dell’anno.
Chissà come si chiamerà.
Temi: Social media marketing
Se ti è piaciuto questo articolo condividilo con i tuo amici.
-
1 Scritto da Antonella il 13 Apr 2009
Tempo fa lessi un libro di David Siegel, Futurizza la tua impresa: ribaltava completamente l’approccio al web delle aziende, suggerendo di concentrarsi sui clienti e sui loro fabbisogni, a volte non solo economici, rispetto ai prodotti che acquistano ed ai servizi che richiedono, citando i casi di Microsoft e Dell, e suggerendo futuri scenari molto interessanti.
Nell’era del web 2.0, le cose vanno molto più velocemente di quanto ci si può attendere, pertanto ecco qui i social network. Tuttavia… vorrei essere provocatrice: non credete che ci sia una sottile linea che attraversi i social network, che si chiama etica? Se sì, dove la possiamo individuare? Riassumiamo:
I social networker sono sinceramente entusiasti di un prodotto (di largo consumo, suppongo).
Gratuitamente si mettono a disposizione di altri navigatori della rete per aiutarli. E nobili aziende si occupano dei loro clienti in trasparenza ed onestà.
Oppure fuorviano un po’ la direzione (vedi il caso delle recensioni apprezzate “finanziariamente” su Amazon, sempre nel vostro blog)?
Perdonate se sono un po’ pessimista, ma vengo da vent’anni di onesto lavoro in un mondo - reale e non virtuale - dove l’onestà viene vista come mancanza di furbizia. Prodotti scopiazzati malamente, clienti rubati con allettanti e private gratifiche…
Saluterei con gioia la riconquista dell’etica, della responsabilità, da parte delle aziende e da parte dei clienti, che nessuno approfittasse del suo ruolo per un tornaconto in più magari conquistato in modo non limpido.
Credete davvero che sia possibile che, senza un calcolo di tornaconto, qualcuno faccia qualcosa per qualcun altro gratuitamente? E se il tornaconto non è economico, è comunque sempre un tornaconto… oppure no?
Spero di essermi sbagliata per tutto questo tempo, e che il futuro sia migliore. Riuscireste a convincermi?
Antonella -
1 Scritto da Alfonso Pace il 15 Apr 2009
@Antonella
Non bisogna idealizzare le cose.
Oggi la tecnologia consente alle persone di creare e condividere contenuti e valore. Alcuni lo fanno per se stessi, altri per dei gruppi o ancora per dei brand (non solo di largo consumo) cui sono affezionati. In generale esistono dei sistemi spontanei di autocontrollo per cui azioni poco limpide ed eticamente discutibili (come quella di Belkin sul portale Amazon, citata in un precedente articolo, ma ce ne sono molte altre) vengono rapidamente scoperte e rese di dominio pubblico. E questo avviene praticamente sempre.
Tutto ciò è estremamente “etico”. Il mondo “online” ha delle regole che non sono state costruite dalle aziende e che ora è troppo tardi per modificare. Futurizzarsi, per usare lo stesso termine di Siegel, significa per un’azienda aprirsi e accettare queste regole insieme a una ridefinizione dei ruoli e dei rapporti di potere. Riconoscendo che talvolta una sola persona con un blog o un account Twitter può fare più e meglio di un intero reparto marketing o di customer care.
Per quanto riguarda il tornaconto, hai ragione. C’è sempre, anche se non è monetario. Ma tutto sommato anche questo lo trovo molto “etico”.
Interventi
Osservatorio Community
RSS
scelti per voi
- Osservatorio Community Finalmente rinnovati nella grafica ma soprattutto nelle funzionalita` e nei contenuti, vogliamo continuare…
- Social network: funzionalita’ o sito web? Domanda semplice e risposta autorevole sul tema del social networking. L'esigenza di comunicazione e…
- Brands e Social Media Affrontiamo finalmente un importante argomento per il nostro Osservatorio: il rapporto tra i Social Media…
popolari
- Employer Branding 2.0 Ormai tutte le aziende piu' sensibili ai modelli innovativi di gestione…
- Studio sulla diffusione e penetrazione dei Social Network in Europa - Dicembre 2008 ComScore diffonde i dati della sua ricerca piu' recente sulla diffusione…
- Il porno 2.0 Il RomeCamp 2008,…
- Brand Reputation nell’era delle social media technologies Dopo averlo scovato sull'ottimo forum di Web Marketing (il
- CellSpin per immettere contenuti sociali dal proprio dispositivo mobile Una semplificazione per il mobile 2.0.
Temi
- Community
- Editoriale
- Community management
- Aspetti finanziari
- Eventi
- Enterprise social networking
- Grandi player
- Il lato oscuro
- Profili lavorativi
- Lanci e rilanci
- Mondo mobile
- Social media marketing
- Social network
- Recruiting e community
- Studi
- Tecnologia e strumenti sociali
- Social network analysis
- From the past
Articolo in evidenza
Social Media Marketing: casi reali
Per chi come me è appassionato di marketing e social media sembra di vivere in tempi schizofrenici, per usare un eufemismo. Infatti, leggendo i blog che se ne occupano si percepisce nettamente, negli autori e nella maggior parte di coloro che li frequentano e che lasciano commenti, la consapevolezza dell'immenso potenziale che gli strumenti sociali rappresentano per le aziende che vogliono entrare in contatto diretto con i loro clienti e costruire con essi delle relazioni oneste e trasparenti. D'altra parte, è altrettanto evidente nell'incontrare molti manager e dai loro sguardi quando si nomina qualcosa come Twitter o Facebook che nella migliore delle ipotesi questi strumenti sono considerati poco più che dei giocattoli usati da mentecatti nullafacenti mentre nella peggiore delle ipotesi ...non sanno proprio di cosa si stia parlando.