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Alcune responsabilità del community manager che nulla hanno a che fare con Twitter e Facebook
- Pubblicato il: 24 March 2010
- Da: Alesstar
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Avevamo già parlato della difficoltà, e della varietà, di skills e compiti richiesti ai community manager. Avevamo parlato del rapporto con gli utenti, dei compiti base, come creazione dei contenuti del blog, e del rapporto con la moderazione.
Pochi giorni fa Tamar Weinberg, esperta tra le altre cose di consulenza sui social media, gestione della reputazione e SEO, ha pubblicato un “guest post” di Itamar Kestenbaum, community manager di Moishe’s Moving Systems , in cui si elencano ed analizzano appunto dieci responsabilità del community manager che nulla hanno a che fare con Twitter e Facebook.
L’assunto di partenza di Itamar è proprio la difficoltà di definire il concetto di community manager: spesso infatti dopo aver risposto alla domanda “che lavoro fai?“ si sente dire “wow, ma allora twitti e sei su Facebook tutto il giorno, figo!“. E a lui va anche bene, a me dicono “ah beh, chatti tutto il giorno, beata te, ma esci mai con i tuoi utenti?“ (perlomeno quando moderavo la chat, mi veniva detto; più spesso mi chiedono “eh?“).
I dieci punti di Itamar sono: la creazione dei contatti nel settore; l’attenzione alle statistiche; lo sviluppare una, anche piccola, competenza di SEO; sviluppare relazioni con i clienti; coinvolgere collaboratori on line; l’organizzazione logistica delle operazioni generate tramite i social media; la responsabilità sociale d’impresa, quella che chiama “good will for brand”; il lavorare insieme agli sviluppatori web per rendere 2.0 il sito; la collaborazione con i webmaster per misurare meglio i parametri di marketing e l’efficacia dei contenuti; infine, la gestione della newsletter.
Ho trovato interessanti in particolare alcuni di questi punti. Innanzitutto la collaborazione con gli sviluppatori web e con i webmaster. È importantissimo che chi si occupa dei contenuti, testuali o meno, e chi della gestione e sviluppo tecnico, sia a livello grafico che di funzionalità, di codice, possano lavorare a braccetto e sappiano interfacciarsi l’uno con l’altro. spesso invece le funzioni vengono totalmente separate, disposte lontano proprio a livello geografico, tanto da non conoscersi l’uno con l’altro, da non poter mai entrare in contatto, ed ogni comunicazione, se mai ci fosse possibilità, viene frammentata da vari intermediari. Altrettanto spesso invece si tenta di riunire in un’unica persona web designer, web developer e community manager, affidando, e sovraccaricando, mansioni e compiti di natura diversa un’unica figura.
Altro punto che ho trovato interessante è l’organizzazione logistica: Itamar prende ad esempio ciò che è successo con il terremoto ad Haiti. Molti community manager, di fronte alle richieste degli utenti di far qualcosa, si son trovati di fronte alla complessità di gestire permessi, contatti con corrieri e con organizzazioni non profit per portare degli aiuti concreti alla popolazione vittima di calamità naturale. La stessa cosa è però anche vera al contrario, ovvero rendere trasparente ogni giorno ciò che succede dopo il processo di vendita, quando il prodotto esce, o sta per uscire, dall’azienda ed il cliente si trova esattamente al centro tra il diventare un cliente scontento o soddisfatto.
Temi: Community management
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