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I social network diventano i nuovi media
- Pubblicato il: 15 November 2008
- Da: Lorenzo P.
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E’ di poche ore fa un breve rilancio di Repubblica.it che segnalava che il sito del Ministero dell’istruzione aveva subito un hacking. L’articolino del quotidiano online riporta un link (Ministero dell’istruzione) che una volta cliccato, dopo pochi secondi di visualizzazione del sito istituzionale, fa partire un video a tutto schermo che dà voce a un personaggio, Anna Adamolo, che riassume in sè vari ruoli (una precaria, un’insegnante, una ricercatrice, una studentessa con lode) trasversali al mondo dell’istruzione. Alla fine del video il mistero viene svelato: Anna Adamolo è un personaggio di finzione, ed è l’anagramma di Onda Anomala il nome del movimento di protesta studentesca contro la legge Gelmini.
Ma come sono riusciti nel loro intento gli hacker? E come mai nessuno ha riportato il sito governativo alla grigia normalità istituzionale?
Il punto è che in realtà non c’è nessun hacker, e che Repubblica.it ha preso una grossa cantonata: l’unico hacking che è stato fatto è infatti proprio quello nei confronti dell’informazione tradizionale, beffata perché il sito segnalato non è il vero sito del ministero ma un sito-copia (o clone) creato ad hoc. Il vero sito del ministero è www.istruzione.it.
Sembra una trama intricata ma in realtà è tutto estremamente semplice, e come molte cose semplici, geniale.
Nel blog di Anna Adamolo si invitano infatti i blogger e gli utenti dei social network, a linkare ovunque il sito finto come se fosse il vero, in modo da farlo risultare nelle ricerche di Google: in gergo informatico si chiama googlebombing. Se il piano andrà in porto, chiunque cercherà il sito del ministero incontrerà Anna Adamolo e quindi le ragioni della protesta studentesca.
Ma che c’entra tutto questo con Osservatorio Community?
C’entra. Perché succede che - ne è un esempio la piattaforma di microblogging Twitter - inizia un tam-tam sulla rete praticamente immediato, un passaparola che racconta quanto successo in tempo reale, e invita tutti gli internauti a fare quanto suggerito dalla sedicente Anna Adamolo. In tempo reale la rete si popola di link e commenti. Prima che Repubblica.it abbia il tempo di correggere l’errore o semplicemente di coprire la notizia, la notizia è già coperta e diffusa ovunque. Si chiama informazione orizzontale. Come è successo con l’elezione di Obama - monitorata ad urne aperte, sempre da Twitter - o con le foto del primo presidente nero pubblicate su Flickr prima che uscissero sui magazine, i social network si sono fatti media. Media rapidi ed affidabili basati sul passaparola e non sulla diffusione delle informazioni dall’alto. Mezzi di informazione democratici e policentrici, dove i fact checkers sono anche coloro che diffondono le informazioni, come - passateci l’immagine - se fossero una lunga staffetta di persone che si passano l’un l’altro il testimone dell’informazione.
Si parla tanto della futura fine della carta stampata ma quasi nessuno pone l’accento sull’informazione online che fino ad oggi (pensiamo ai siti dei quotidiani online) ha ricalcato schemi (il classico da uno a tanti) che potrebbero cedere - in men che non si dica - il passo a nuovi media sociali, che stanno definendo la loro forma attraverso, appunto, la prassi informativa del passaparola (da tanti a tanti). Abbiamo citato più volte, e non a caso, Twitter come paradigma di questo possibile nuovo modello dell’informazione, e ci preme sottolineare che quello che è nato come un sito finalizzato a comunicare agli altri il “what are you doing?“, si sta dimostrando (e confermando visto che non si tratta di eventi unici) come un formidabile mezzo d’informazione. E può darsi che non sia un caso neppure che Twitter non ospiti ancora alcuno spazio pubblicitario nelle sue pagine: che i suoi creatori stiano aspettando che diventi qualcos’altro rispetto a quello che sembra?
Magari stiamo parlando del beta-testing di quella che potrebbe essere l’informazione ai tempi del web 3.0. Notizie brevi (il limite è di 140 caratteri, la sintesi è un obbligo), leggere, veloci, verificate a livello collettivo e diffuse con un sistema di pushing sui computer e sui telefonini di tutto il mondo.
Temi: Editoriale, Social network, Tecnologia e strumenti sociali
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