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Il lavoro al tempo delle reti sociali

  • Pubblicato il: 11 December 2008
  • Da: Lorenzo P.
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L’uso intensivo della rete ha cambiato in modo radicale le nostre abitudini. Se vogliamo sapere quali film sono in programmazione nella nostra città, come si raggiunge un luogo, o che cosa pensano altri consumatori di un certo prodotto che vogliamo acquistare,  per una sorta di automatismo mentale ormai acquisito, iniziamo a digitare sulla tastiera del computer il testo necessario a soddisfare il nostro bisogno. Internet come una fonte meravigliosa di risposte alle nostre domande. Fare l’elenco delle domande sarebbe troppo lungo. Ma in un periodo di crisi economico-finanziaria come quello che stiamo attraversando, quello che chiediamo al novello genio della lampada - rappresentato da Internet - non riguarda solo l’intrattenimento e gli oggetti di consumo. L’attualità ci forza infatti non tanto a capire come spendere bene i nostri soldi, ma a come reperirli. E così uno dei problemi principali diventa quello di migliorare la nostra posizione lavorativa, cercando forme di occupazione che valorizzino i nostri skill.

Internet ci viene incontro con una miriade di risorse sempre più raffinate e utilizzate da una base di utenti sempre più ampia ed esigente. Appaiono lontani i tempi in cui il lavoro si trovava su giornali di annunci o nelle pagine dedicate dei grandi quotidiani, per poi iniziare un iter costituito da telefonate (fatte ed attese) e da corpose buste imbottite con i nostri curricula e spedite in giro, senza troppa speranza. Per un giovane che si affaccia oggi sul mercato del lavoro gli strumenti più efficaci per tale ricerca sono spesso quelli online.
In particolare vedremo due tipologie di siti molto differenti tra loro, che però si occupano dello stesso oggetto: il recruiting online.

Tra i siti che pubblicano offerte di lavoro, la parte del leone la recita Monster, che tra i 100 milioni di siti più visitati si colloca al 38°posto della classifica di ComScore. Monster nasce agli albori della rete, datando la sua messa online al lontano 1994, e si propone come intermediario tra le persone alla ricerca di un lavoro e le aziende che li offrono o che possono consultare la vastissima banca dati di curricula pubblicati dai singoli. L’impostazione di Monster, che impiega ben 5000 dipendenti, si può definire tradizionale nel senso che ricalca meccanismi classici antecedenti all’arrivo di Internet: l’incrocio della domanda con l’offerta.
La sua importanza è centrata sui grandi numeri: 150 milioni di curricula nella banca dati, 63 milioni di persone alla ricerca di lavoro ogni mese e una media di oltre un milione di offerte di lavoro presenti sul sito. Monster è diffuso in tutto il mondo ma è localizzato nelle varie nazioni.

Uno dei siti più interessanti, per quantità e qualità di informazioni è senza dubbio il social network professionale Linkedin di cui ci siamo recentemente occupati sulle pagine di Osservatorio Community. Linkedin non ha quasi nessun fronzolo e punta diritto agli obiettivi, che per gli utenti individuali è quello di trovare un lavoro e, per le aziende, quello di poter incontrare le risorse umane che corrispondono ai loro bisogni. Ma per raggiungere i suoi scopi, a differenza di Monster e di altri siti simili, Linkedin usa strumenti innovativi basati su teorie attinenti alle reti sociali. In particolare la teoria dei 6 gradi di separazione di Milgram secondo la quale sono al massimo 6 gli step di conoscenza che ci separano da chiunque al mondo.
Iscrivendosi a Linkedin (che al suo interno ha anche una sezione - chiamiamola classica - con vere e proprie offerte di lavoro a cui poter rispondere) gli utenti possono relazionarsi e connettersi tra loro, creando così vere e proprie sottoreti di persone che hanno un’affinità di conoscenza o professionale. L’assunto da cui parte Linkedin è che un datore di lavoro offra più facilmente un impiego a chi già conosce oppure a chi appartiene a una rete di qualcuno che si conosce. Insomma la valorizzazione del dato fiduciario finalizzata alla creazione di una relazione professionale. Spesso infatti non sono solo i curricula o gli skill del candidato, che condizionano la scelta delle aziende ma anche la capacità di lavorare in team e di saper operare in ottica collaborativa.
Linkedin ha girato la boa dei 30 milioni di utenti - per un social network professionale sono un’enormità - e permette l’uso di strumenti evoluti come le referenze (se abbiamo lavorato per qualcuno questi ci può scrivere una nota che ci qualifica) o di un sistema di mail interne al sito che raggiunge - in un colpo solo - i molteplici nodi che possono essere interessati ai nostri talenti o, nel caso di un datore, alle offerte da questi proposte.
Linkedin permette inoltre alle aziende di conoscere e contattare altre aziende per accordi di partnership.
Molto usato negli Stati Uniti, dove le grosse aziende ne fanno un uso regolare (la stessa Apple per esempio seleziona candidati direttamente in questo modo), ma non ancora troppo diffuso nel nostro paese se non come vetrina di curricula, Linkedin rappresenta comunque una pietra miliare nel campo del recruiting perché non si limita a mettere a disposizione uno strumento tecnologico ma, come abbiamo visto, a ridefinire le modalità di relazione che stanno dietro al recruiting stesso, creando vere e proprie reti sociali professionali.
Lo stesso approccio di Linkedin è quello di due social network professionali, Xing e Viadeo. Xing che ha utenti provenienti da 190 paesi (anche se la maggioranza sono tedeschi) si pone in competizione con Linkedin sviluppando il concetto della relazione tra utenti professionali secondo il concetto di uno “small world” virtuale dove questi possono portare avanti discussioni, programmare eventi, eccetera.
Viadeo fin dalla sua homepage si propone agli utenti come una sorta di Linkedin “più europeo”.

Oltre a questi due approcci, quello del sito di recruiting classico e quello del social network professionale, esiste anche una modalità più semplice, ma non per questo scontata, per trovare lavoro attraverso la rete: il passaparola.
Le reti sociali a cui spesso ci iscriviamo per i motivi più futili, si rivelano infatti fertili bacini relazionali in cui talvolta si possono trovare vere e proprie occasioni di impiego. Un fotografo che pubblica le sue foto su Flickr può vedersi commissionato un lavoro. Così un musicista con la propria pagina su Myspace può essere chiamato da un festival, o da un locale per un concerto. Ma non si parla solo di mansioni creative e di talenti artistici.
Pensate a un grigio revisore contabile che su Facebook riallaccia i rapporti con un vecchio compagno di liceo che non sentiva da 20 anni - diventato nel frattempo dirigente di una grossa società - e, grazie all’antica conoscenza, questi gli offre l’occasione per un lavoro all’estero. L’esempio è inventato, ma avendo i social network traslato il passaparola dal mondo fisico ad Internet, le possibilità di un lavoro trovato per conoscenza, sulla rete si moltiplicano in modo esponenziale.

Può capitare persino di aprire un semplice blog e ritrovarsi - un po’ per caso - con un’attività remunerata.
Un caso particolare (ma non per questo trascurabile) è quello di un blog: spoilerin.com che rivela in modo ironico e sintetico i finali di film famosi. Il sito - a cui contribuiscono 5 autori - è diventato in poco tempo un fenomeno di culto, e Rizzoli Rcs ha deciso così di pubblicare un libro (che sotto Natale sta vendendo bene) che riassume semplicemente le entries del blog.

A parte questa nota di colore, non possiamo di certo trascurare il fatto che i problemi del mercato del lavoro in Italia esistono indipendentemente dagli strumenti utilizzati dalle persone per accedervi. Non sarà insomma Internet e i suoi raffinati strumenti di ricerca a risolvere con un’improbabile bacchetta magica né il problema della crescente disoccupazione del nostro paese, né il malcostume di un sistema spesso clientelare che non premia il talento dei tanti giovani che sono alla ricerca di un lavoro.

D’altro canto, è in corso un profondo processo di cambiamento dello stesso mercato del lavoro. si stima che i 10 profili lavorativi che saranno i più richiesti nel 2010 non corrisponderanno a nessun lavoro esistente nel 2004. La capacità di utilizzo di tecnologie innovative sarà perciò un punto nodale per essere competitivi in tale mercato.
Familiarizzare da subito con questi strumenti di ricerca è perciò qualcosa che qualificherà, anostro avviso in modo decisivo, chi si candiderà alle nuove posizioni lavorative.

Temi: Editoriale, Social network, Recruiting e community

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