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La valutazione di Facebook: Web 2.0 o Bolla 2.0?
- Pubblicato il: 02 October 2007
- Da: francesco
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Negli ultimi tempi è esplosa la febbre da Facebook. Analisti e commentatori fanno a gara per dire la loro sul più recente fenomeno del social networking. Il sito nell’anno in corso ha vissuto una crescita esponenziale che ne ha fatto in breve tempo il più diretto concorrente del network per eccellenza, MySpace.
Quali sono i numeri del successo di Facebook ? Il sito conta ad oggi quaranta milioni di utenti e cresce ad un ritmo di duecentomila nuovi iscritti al giorno. In due anni gli investimenti si sono susseguiti per la cifra di trentadue milioni di dollari per un valore della compagnia calcolato in cinquecento milioni di dollari. Ma il fondatore Mark Zuckerberg nel 2006 rifiuta un’offerta dell’ordine di 1 miliardo di dollari per l’acquisizione totale da parte di Yahoo. E il tempo pare dargli ragione: dalla scorsa estate abbiamo assistito a una vera escalation, arrivando alla stratosferica valutazione di 10 miliardi di dollari.
Si mormora (la notizia e’ stata riportata dal Wall Street Journal) infatti che la stessa Microsoft recentemente abbia messo in progetto un offerta di 500 milioni di dollari per acquisire il 5% della società, e anche Google ha dichiarato il suo interesse (anche se la sua appare più come una mossa di disturbo al principale rivale).
I motivi del successo di Facebook possono riassumersi in un sito molto semplice e funzionale, un’ attenzione esclusiva per la sua funzione principale, la comunicazione, e una base di utenti molto fedele e presente, a differenza di altri network che brulicano di account abbandonati.
A dispetto della forte crescita e degli imponenti numeri però, il business di Facebook non appare ancora molto solido e quando si vanno a vedere i dati che contano, la situazione non sembra più così rosea. La società ha dichiarato nel corso del 2007 introiti pubblicitari per 150 milioni di dollari, una cifra modesta che non giustifica il valore di 10 miliardi di dollari attribuitole. Le pubblicità su Facebook infatti sembrano non riscuotere molto successo: i report indicano allo 0.04% la percentuale di utenti che clicca su una pubblicità (400 click ogni milione di pagine visitate). Molti inserzionisti che hanno acquistato spazi pubblicitari si sono dichiarati delusi dai risultati. Inoltre successo ha portato con sé nuove spese da sostenere, da qui la recente esigenza di cercare nuovi finanziatori, anche a scapito della propria indipendenza ed immagine.
Facebook è una realtà che al momento riscuote certamente successo, ma non vi sono certezze che manterrà il trend attuale: la storia della net economy è piena di grandi promesse finite nel nulla (Netscap, Geocities, Aol). La corsa alle offerte per accaparrarsi porzioni della società, e l’hype che ne è conseguito, ne ha gonfiato a dismisura il valore reale; una dinamica conosciuta a chi si occupa di società che operano online e offrono prodotti virtuali.
La prima a fare le spese di questa situazione potrebbe essere la stessa Facebook, qualora non si rivelasse in grado di corrispondere ad aspettative così forti. Da più parte sono stati espressi dubbi sulle possibilità di mantenere una crescita così sostenuta e sulla capacità dell’azienda di continuare ad innovare a questi ritmi.
Cos’è allora che spinge colossi come Microsoft a voler investire così ingentemente in una realtà così a rischio? La risposta è da cercarsi nell’importanza che ha acquisito l’ online advertising negli ultimi anni e nel ruolo chiave che hanno i social network come veicolo delle promozioni.
La situazione di Microsoft in questo campo non è delle più rosee: mentre Google domina il mercato dell’advertsing e continua ad infilare una colpo giusto dopo l’altro, la società di Redmond arranca e non sembra in grado di trovare soluzioni che la rendano competitiva. Facebook è la next big thing dell’ecosistema dei social networks, e Microsoft sembra volersela aggiudicare ad ogni costo, più per il valore strategico che potrebbe assumere in futuro che per le reali prospettive di crescita. Anche se l’ingente liquidità di cui dispone gli permette investimenti di questo tipo, molti analisti concordano che sia una strategia dal futuro molto incerto.
L’ultima stagione dei social network ricorda molto da vicino quella del famigerato boom della net economy caratterizzata da un fiorire di società virtuali che ascendevano la borsa a fronte di un’offerta effimera. L’epilogo lo conosciamo tutti, il boom si rivelò per quello che era, una bolla speculativa, e fu seguito da un repentino crollo che minò alle fondamenta l’economia del web, che ha impiegato diversi anni per stabilizzarsi e ricominciare a crescere.
Ora, con nuovi attori e lo stesso copione, sembra che la storia possa ripetersi: Web 2.0 o Bolla 2.0?
Temi: Editoriale, Aspetti finanziari, Grandi player
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