Articoli
L’ultimo video di Abaraham
- Pubblicato il: 22 November 2008
- Da: Lorenzo P.
- Commenti: 0
Prendete un 19enne di New York in piena crisi di disistima post-adoloscenziale. Aggiungeteci una webcam, e un social network dove è possibile condividere in diretta un proprio video, farsi vedere insomma dagli altri utenti mentre si dice o si fa qualcosa. Immaginate pure che questo ragazzo annunci il suo suicidio in diretta. Infine pensate a un pubblico di 1500 utenti collegati che lo incitano, lo insultano, o che semplicemente lo guardano: chi di loro pensa che sia uno scherzo, chi forse non lo pensa (e questo è lo scenario più terrificante).
Il fatto tragico è che il cocktail fatale di farmaci, il ragazzo, che si chiama Abraham, se lo beve sul serio, in bella vista davanti alla webcam. Sul serio? Deve aver pensato l’uditorio incollato ai monitor a guardare il corpo esanime di Abraham sul letto, che non si muoveva più. Certo, lo aveva annunciato a tutti in fondo, ma chi poteva pensare che l’avrebbe fatto sul serio? Poi dopo un po’ lo spettacolo crudele finisce, interrotto da uno dei poliziotti entrati nella casa del ragazzo a constatarne il decesso. Il poliziotto spegne il computer, o stacca solo la webcam, chissà. E a quel punto non rimane niente altro che rendersi conto che era tutto vero quello che si è visto: uno snuff-movie autoprodotto dalla stessa vittima. Rimane anche un video registrato che documenta il tutto e che il sito, che si chiama Justin.tv, ha prontamente tolto. Rimane un messaggio sul blog del sito che invoca un tardivo silenzio nei confronti del broadcaster, c’è scritto così, ma si trattava solo di un ragazzo di 19 anni, che quella privacy ha avuto bisogno - per qualche strana e diffusa ragione - di non averla.
Sì, perché il successo dei social network, di cui questo evento rappresenta l’altra faccia, il lato oscuro, si basa proprio su una rinuncia volontaria, una deroga alla propria privacy. Guardatemi, leggetemi, cliccatemi: sono le tante declinazioni che gli utenti delle reti sociali invocano per sè, nel tentativo - tramite l’identità virtuale - di essere qualcosa che nella vita reale non sono. Qualcosa di più, qualcosa d’altro.
Ma qui il discorso si fa più complesso di quanto possono riassumere queste note, che commentano una tragedia che ora è celebrata e discussa, oltre che nel dolore privato e reale delle persone che stavano vicino ad Abraham, anche sulla grande rete dove in tanti lo ricordano e lo compiangono, anche se non lo hanno mai conosciuto veramente.
L’auspicio è che fenomeni del genere non diventino occasione di emulazioni, che non ci si dimentichi che dietro un monitor rimaniamo persone reali, che possiamo farci male sul serio. E che la rappresentazione è cosa ben diversa dalla realtà.
Il link alla notizia.
Temi: Il lato oscuro, Lanci e rilanci, Social network
Se ti è piaciuto questo articolo condividilo con i tuo amici.
Interventi
Non ci sono ancora commenti per questo articolo