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Twitter, l’incudine e il martello. L’horror story #fixreplies
- Pubblicato il: 16 May 2009
- Da: Alfonso Pace
- Commenti: 1
Mi piace un sacco Twitter, mi è sempre piaciuto. E quando mi chiedono perché, effettivamente è un po’ difficile da spiegare perché da fuori sembra una cosa un tantino stupida. Finisco sempre col dire che è bello perché è semplice (un buco su una pagina web e 140 caratteri per riempirlo), ma a partire da questa semplicità si può creare una complessità ricca e fantastica. Per questo secondo me tanta gente lo usa, in tanti modi diversi.
Come funziona ormai lo sanno praticamente tutti. In pratica, tu segui un certo numero di persone mentre altri (a volte gli stessi che tu segui, a volte no, ...attenzione perché questo punto diventa importante dopo) seguono te. Già questo rende interessante la cosa perché a parità di altre condizioni, maggiore è il tuo seguito più sono interessanti le cose che dici (banalizzando al massimo e a parità di altre condizioni) ma questo è un altro discorso.
Sulla tua Twitter home page compare tutto quello che postano le persone che tu segui. E tutto quello che tu posti compare sulla home page di quelli che ti seguono. Facile! Proprio tutto tutto? Si, o almeno fino all’altro ieri potevi scegliere. Nel senso che sotto Settings->Notices potevi decidere se vedere nella tua homepage solo le conversazioni che avvengono fra due utenti che segui, o tutte le conversazioni degli utenti che segui (indipendentemente dal fatto che avvengano con utenti che tu segui o meno). Ripeto, fino all’altro ieri potevi scegliere e il sistema era fatto in modo che, per default, fosse vera la prima (vedo le conversazioni che avvengono tra utenti solo se li seguo entrambi) ma ti consentiva, se volevi, di scegliere la seconda (cosa fatta dal 3% degli utenti pare).
A un certo punto Twitter ha deciso, senza prima avvisare nessuno, di modificare il sistema in senso restrittivo. Nel senso che questa non è più una opzione. Tu vedi le conversazioni che avvengono tra due utenti se e solo se li segui entrambi. Punto. Motivo dichiarato: la cosa creava confusione e poi l’opzione era stata scelta solo pochi utenti. Motivo vero: se è un’opzione, ogni volta che io posto un messaggio in risposta a qualcuno, il sistema deve andare a verificare per tutti gli utenti che seguono me (possono essere migliaia) se è attivata l’opzione o no e comportarsi di conseguenza. Insomma, ora che Twitter è mainstream (quasi 19,5 milioni di unique visitors ad Aprile 2009 secondo compete.com) tutto ciò significa un carico di lavoro pazzesco per il database e per le macchine che lo gestiscono.
Apriti cielo. La gente non l’ha presa bene. Il grosso delle critiche si è incentrato sul fatto che molti vedevano in questa funzionalità la possibilità di scoprire utenti interessanti, perché in effetti se io seguo te perché ti stimo e mi piace come la pensi o quello che dici, è molto probabile che troverò interessanti le persone che tu segui e che io ancora non conosco.
E’ lo spirito dei social networks, diamine.
Twitter ovviamente ha le sue ragioni. Per quanto semplice possa sembrare il sistema dall’esterno, la complessità tecnica della sua gestione sfugge completamente alla maggior parte di noi. E se è vero che da un punto di vista sostanziale, i padroni della cosa sono loro e possono decidere di fare quello che vogliono, è altrettanto vero che da un punto di vista formale non possono dimenticarsi di avvertire o di tenere in qualche considerazione l’opinione di quelli che hanno contribuito a rendere “una pagina web con un buco e 140 caratteri per riempirlo” un successo planetario e per certi versi inspiegabile.
Qui si trova un elenco di quello che è successo in quelle terribili 24 ore. .
Alla fine la funzionalità è stata reintrodotta, ma solo parzialmente, e creando ulteriore confusione. In pratica se un utente che seguo manda una risposta a un utente che non seguo io vedrò questa risposta solo se non è stata composta premento il pulsante reply nella web page di Twitter o in un client. Nel frattempo la gente aveva già cominciato a trovare modi per aggirare la limitazione.
E pensare che la cosa era partita per semplificare.
La cosa che lascia perplessi è l’approccio manageriale con cui è stata gestita la questione e il fatto che la lezione di Facebook non sia servita a nulla. Non si può tenere il piede in due staffe. Se si prende una decisione si deve andare fino in fondo. Se hai milioni di utenti o solo qualche decina è importante chiedere la loro opinione e tenerla in considerazione (rispetto), tenendo ben presente che si deve fare prima (non dopo) e che è materialmente impossibile fare contenti tutti e cercare di farlo è il modo migliore per non fare contento nessuno. Poco conta riconoscere gli errori e spiegarli quando la frittata è fatta. Di questa cosa si ricorderanno tutti e tornerà fuori non appena si presenterà il prossimo problema.
Deve essere bellissimo gestire una startup come Twitter.
Meno trovarsi fra l’incudine di risorse tecniche non illimitate (per quanto ingenti) e il martello di una base utenti fanatica ed entusiasta che si sente, a torto o a ragione non importa, tradita.
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1 Scritto da Andrea il 13 Jun 2009
In effetti da un lato spesso ero costretto a amnadare messaggi privati perchè non volevo che tutti leggessero alcuni replay, ma dall’altro era utile per trovare nuovi ed interessanti twitter…cosa che avviene su friendfeed. Spero allora che venga utilizzato il più possibile un #followfriday consapevole per aumentare la cerchia di amici su twitter.
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