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Un contributo al dibattito in corso sui pericoli legati ai Social Network
- Pubblicato il: 17 February 2009
- Da: alessandra
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Le discussioni sulle meravigliose opportunità delle reti sociali, accanto ai punti di vista che osservano con preoccupazione i pericoli a cui l’utente di un social network si espone, continuano. L’uso di internet, all’epoca del Web 2.0, ha avviato forme di comunicazione tra milioni di persone dove nelle relazioni interpersonali si condividono giorno per giorno aspetti del proprio privato, presente o passato. Il decidere di rendere pubbliche alcune informazioni su se stessi può arrecare vantaggi di diversa natura, da quelli psicologici e sociali (che troveranno spazi di riflessione a parte) a quelli lavorativi ai vantaggi che riguardano maggiormente le aree tematiche della politica, della militanza o della propaganda e ad altre aree ancora.
Da piu’ parti emergono stimoli contrari a non sottovalutare i pericoli collegati alla partecipazione ai social network. Ne abbiamo parlato ad esempio anche in questo articolo “il lato oscuro dei social network“.
L’articolo sottolinea che la motivazione che spinge le persone a raccontare le proprie storie non dovrebbe perdere di vista alcune attenzioni comuni (quasi banali) e che la consapevolezza con cui si decide di rendere pubbliche alcune informazioni su se stessi dovrebbe accompagnarsi sempre al buon senso. In aggiunta a questo avvertimento suggerisce l’importanza di non cadere in facili paure paranoidi e a gestire con equilibrio la voglia di socializzare il nostro privato. Rispetto ad uno spettro di rischi, inconvenienti o truffe nei quali si può incorrere, comunque, l’analisi si va allargando.
Se tralasciamo l’aspetto personale dei rischi psicologici, quali ad esempio gli ormai famosissimi fenomeni di dispercezione del reale o la compulsività nell’utilizzo delle reti sociali, a cui ci si espone con l’utilizzo di filtri virtuali e la socializzazione sempre e comunque a portata di mano, esistono infatti altri pericoli di cui l’utente medio non conosce nulla.
Nel recente libro che il supplemento de Il sole 24 ore, il settimanale Nova 24, ha pubblicato sul fenomeno Facebook, troviamo un intero capitolo dedicato all’argomento. Si passano in rassegna i pericoli legati alle condizioni d’uso di Facebook.
Qui, oltre a consigliare all’utente di leggere le istruzioni del gioco (dimensioni: 4 pagine equivalenti a quelle di un quotidiano), si sottolinea come la Società si riservi il diritto di eliminare, aggiungere o modificare le istruzioni d’uso a sua unica discrezione senza obbligo d’avviso. Altra sottolineatura è quella sui diritti dei dati caricati dagli utenti: essi infatti vengono ceduti al titolare del sito il quale ha la licenza di utilizzarli come meglio ritiene. Legata al contratto c’è poi la questione del foro di competenza e della giurisdizione in caso di controversie. Chi accede a Facebook rinuncia all’autorità di giurisdizione del proprio stato e accetta di sottoporsi nell’eventualità a quella del Deleware (California). Si continua poi con la responsabilità per i danni indiretti all’utente o per gli esiti dei contenuti del sito, del quale il SN non si ritiene responsabile così come per malfunzionamenti tecnici, omissioni, cancellazione dei dati, alterazione della comunicazione. Se si è così parchi di responsabilità verso l’utente quest’ultimo ha invece obblighi verso l’azienda inversamente proporzionali alle responsabilità che essa intende assumersi.
Inoltre, proprio nella giornata di ieri si è diffusa la notizia del cambiamento del Term of Service in senso peggiorativo per il quale i dati rimangono di proprieta’ di Facebook anche “dopo” la eventuale cancellazione dell’account.
Oltre al contratto il capitolo continua poi con un elenco dei maggiori pericoli dei social network in fatto di privacy. L’elenco riporta
-la reperibilità dei dati immessi nella rete anche a lunga scadenza (il così detto non oblio),
-la circolazione di dati personali che possono essere visti anche da amici non diretti,
-le tracce di elementi identificativi che restano registrate sulla rete,
-l’interesse dei profili personali utilizzati per fini non condivisi e accettati dall’utente stesso,
-le foto identificabili da software sofisticati di riconoscimento dei volti e
-i furti di identità facilitati da profili molto dettagliati e verosimili.
A seguire delle raccomandazioni di buone prassi per l’utente (il buon senso di cui sopra) e i doveri di correttezza per il gestore.
Ma l’analisi non finisce qui e continua con un intervento del presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali in Italia che, dichiarando di non voler alimentare ulteriormente le paure, delinea il quadro di Internet sotto l’aspetto della protezione dei dati personali e della riservatezza del cittadino, esplicita la posizione delle istituzioni a tutela della privacy e delle autorità giuridiche come quella di chi si misura con un fenomeno nuovo che velocemente va modificandosi richiedendo continui aggiustamenti anche sotto il profilo della tutela e della legislazione. Nella transitorietà delle situazioni che si intendono garantire diventa impossibile imporre troppe regole e pertanto si è scelta, non ovviamente in maniera esclusiva, la formula della condivisione per lavorare sulla cultura della consapevolezza personale rispetto ai propri dati.
Si conclude con avvertimenti per i rischi che le reti sociali possono creare nell’ambito lavorativo sia per chi lo sta cercando sia per chi lo ha già.
Ecco quindi un’ulteriore panoramica su tutti i pericoli più evidenti in cui si può incappare in rete e le riflessioni che vanno movimentandosi attorno a tali paure.
Dopo tanti esempi si è tentati di allinearsi con l’affermazione finale (ovviamente provocatoria) del nostro articolo del 20 novembre citato all’inizio, che sostiene che per garantirsi una privacy assoluta bisognerebbe stare lontano dai social network e che farne parte implica essere consapevoli (sapere) del non controllo totale dell’uso dei nostri dati. La regola quindi che si propone è quella del buon senso da miscelare a seconda della specifica situazione.
Trovo sicuramente sensato rifarsi al buon senso personale in fatto di riservatezza rispetto alla propria vita, non credo però che la diffusione di massa di alcuni fenomeni sociali, quali le reti sociali stesse, possa trovare le coordinate sulla tutela di alcuni diritti del singolo nel semplice buon senso e nella tanto citata consapevolezza individuale (sulla cui presenza del resto si potrebbero aprire interessanti riflessioni).
I rischi inoltre sono tra loro di natura molto diversa e ancora da esplorare nella loro varietà. E questo indipendentemente dalla consapevolezza del singolo utente il cui aggettivo singolo, nonostante possa rappresentare una forza dinamica che si contrappone a sistemi costituiti, gerarchizzati e molto spesso impermeabili al cambiamento, esprime in questo frangente tutta la fragilità dell’individuale, foss’anche consapevole, davanti ad un sistema di tutela (etico e/o giuridico) nella vita reale che, seppur interconnesso e dinamico, non stabilisce regole condivise e ritiene l’applicabilità di norme discrezionale non garantendo di fatto il cittadino del mondo della rete.
Temi: Editoriale, Il lato oscuro
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