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Il giornalismo del futuro: partecipativo e retribuito?

Il giornalismo tradizionale, quello “su carta”, è oggi sempre più in discussione: sia per la crisi di vendite che sta colpendo molte testate classiche, sia per i dibattiti sul grado di effettiva libertà insita in un modello informativo verticale.
La rete ha trasformato l’informazione così come la conoscevamo, in qualcosa di completamente nuovo, ma ancora estremamente disordinato. Nel mare magnum dei blog e dei siti che rilanciano e rielaborano informazioni, è difficile capire quali di queste informazioni siano realmente attendibili. Fanno eccezione le versioni online delle testate tradizionali, in cui il grande pubblico ripone una fiducia che deriva dalla loro storia. Inoltre, la qualità dell’informazione che si può trovare in rete è spesso di rango inferiore a quella su carta, visto che il lavoro giornalistico che si fa su un sito è affidato quasi sempre alla buona volontà di un redattore che si è improvvisato tale e che svolge il suo lavoro negli scampoli di tempo libero che la sua vera professione gli permette, e soprattutto in modo non retribuito.
Il preambolo serve a introdurre un tema come quello del “citizen journalism” (giornalismo di cittadinanza o partecipativo) che - qualcuno dice - potrà rovesciare definitivamente le dinamiche che oggi governano il mondo dell’informazione. Lo scenario che ci si para davanti, è un mondo dove tutti saremo - o potremo essere - giornalisti; trovando, raccogliendo e rielaborando informazioni che verranno riproposte, in modo orizzontale e senza la mediazione dell’editore, al vastissimo pubblico della rete.
Ma come chiudere il cerchio? Come garantire a un giornalismo diffuso come quello partecipativo, la dignità e la qualità che contraddistingue quello delle testate che troviamo in edicola e per cui siamo disposti a pagare il prezzo della copia stampata?
La risposta passa dal trasformare l’attività di redazione di contenuti giornalistici che, come abbiamo visto, oggi avviene su base volontaria e gratuita, in un’attività retribuita. In questo senso si moltiplicano le esperienze di siti e di social network che pagano i propri membri per scrivere articoli di informazione giornalistica. Digital Journal ad esempio lo sta facendo, retribuendo una parte dei propri utenti in base al numero di articoli e servizi che questi scrivono per il sito. La direzione di Digital Journal decide, sulla base di criteri qualitativi, quali novelli giornalisti promuovere e rendere partecipi della divisione dei ricavi pubblicitari del sito stesso.
Per ora si tratta di una ridotta percentuale dell’utenza, ma il solco dell giornalismo 2.0 è tracciato. Ed è sempre più marcato.
LInk alla notizia.

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