Osservatorio Community Notizie ed opinioni sul mondo delle community e dei social network

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  • Perché Sanremo é Sanremo

    Se siete appassionati e non volete proprio perderlo, se non fanno altro in tv, se avete la casa invasa da amici che vi obbligano a guardarlo, un modo per abbattere la noia indotta da Sanremo 2010 c'è: seguirlo su internet.

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  • Twitter e LinkedIn in partnership per migliorare il network professionale

    LinkedIn e Twitter si sono uniti in partnership: dall’unione non è nata una nuova piattaforma, ma la possibilità di twittare da LinkedIn e di aggiornare lo status da Twitter. Per linkedin sicuramente una buona mossa per cercare di rendere piu' viva e partecipa la sua community di utenti.

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  • Twitter, l’incudine e il martello. L’horror story #fixreplies

    Ovvero: la web company più cool del momento decide di semplificare il suo servizio cambiando il modo in cui si propagano le @replies, gli utenti se la prendono perché nessuno li ha avvertiti, Twitter ci ripensa e complica ancora di più le cose. Se non avete seguito la horror story #fixreplies ecco un piccolo riassunto.

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  • Twitter Games: si muovono le big

    Da un po' di tempo Twitter è sulla bocca di tutti. Sembra che la crescita del sistema di microblogging più famoso del momento sia inarrestabile (anche se la retention non è altissima) e ormai si parla in modo abbastanza convinto di Twitter come "mainstream social media" (un po' alla stregua di Facebook).
    La cosa affascinante è che il sistema è talmente semplice che si presta a un numero praticamente illimitato di utilizzi. Ben al di là di una replica online del sistema degli SMS. E la sua forza è ovviamente una larghissima base di utenti con la possibilità, toccando le leve giuste, di innescare fenomeni virali in tempi veramente brevissimi.
    Vediamo come due aziende importanti come Sony Pictures ed MTV stanno sfruttando il trend dei Twitter games.

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  • Social Media Marketing: casi reali

    Per chi come me è appassionato di marketing e social media sembra di vivere in tempi schizofrenici, per usare un eufemismo. Infatti, leggendo i blog che se ne occupano si percepisce nettamente, negli autori e nella maggior parte di coloro che li frequentano e che lasciano commenti, la consapevolezza dell'immenso potenziale che gli strumenti sociali rappresentano per le aziende che vogliono entrare in contatto diretto con i loro clienti e costruire con essi delle relazioni oneste e trasparenti. D'altra parte, è altrettanto evidente nell'incontrare molti manager e dai loro sguardi quando si nomina qualcosa come Twitter o Facebook che nella migliore delle ipotesi questi strumenti sono considerati poco più che dei giocattoli usati da mentecatti nullafacenti mentre nella peggiore delle ipotesi ...non sanno proprio di cosa si stia parlando.

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  • #mumbai: l’informazione orizzontale che funziona meglio di quella tradizionale

    In Italia è notte fonda e in India è l'alba. E' da un giorno e mezzo che è iniziato un attacco terroristico a Mumbai, capitale economica della nazione indiana, che ha provocato - sembra - più di 120 morti e di 300 feriti. Scrivo sembra perché ancora non si è capito che è successo e quali sono stati gli attori e i moventi dietro tanta barbarie: il tutto a ben 34 ore dal tragico inizio del bagno di sangue. La prima pagina dei giornali italiani online si limita a riferirmi una sequela di eventi confusi, ad ordinare dei fatti supposti, disponendoli in un ordine cronologico; e basta. Questi resoconti non mi aiutano a capire molto, anche per via del disordinato layout del principale sito informativo nostrano, ma questo è un altro discorso. Allora, siccome voglio capire qualcosa, mi collego al canale #Mumbai di Twitter, gettonatissima piattaforma di microblogging. Come ipnotizzato, passo diverse ore davanti a una pagina dove - uno dopo l'altro - scorrono sullo schermo notizie e commenti di meno di 140 caratteri, tanto rapidamente che quasi non si riescono a leggere. Molti post (che su Twitter si chiamano tweet) sono semplici rilanci della stessa notizia (o dello stesso tweet) e quindi occorre un po' di pratica per avere a una chiave di lettura di queste decine di migliaia di tweet che costituiscono null'altro che un enorme passaparola collettivo.

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  • I don’t blog, I tumble: e il blog diventa vecchio

    Prima è stata la volta di Twitter a mettere in discussione la stessa idea di blog, sia nella sintesi che impone ai post (140 caratteri), sia nella relazione che si instaura tra l'autore del microblog e gli altri microbloggers con cui è in rete, disponendo in un'unica pagina gli altrui aggiornamenti, che diventano così un'aggregazione selettiva di blog: in pratica un meta-blog che trasforma l'«uno verso tanti» che caratterizza il blog tradizionale, in «tanti verso tanti». Ora è la volta di Tumblr e dei suoi tumblelogs, o tlogs, che sono anch'essi variazioni del blog tradizionale in forma non solo di testo o linklogs (come in twitter), ma anche di citazioni, foto, video, e audio (è possibile fare l'upload di un mp3 al giorno);

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L’employer branding ai tempi della crisi

Ritorniamo su un argomento affrontato per la prima volta nel 2008 con un articolo che é risultato tra i piú letti del nostro magazine. Cosa è successo da allora? In tempi di crisi come quello attuale, in cui ci troviamo sicuramente di fronte a un mercato del lavoro caratterizzato da un eccesso di offerta, il tema dell'Employer Branding è ancora all'ordine del giorno?

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